Alla fine dell’Ottocento, Antonio di Giovan Battista Fossi, per ottenere un prestito di duecento mila lire dalla signora Giuseppina de Rojas moglie di Guido Mori Ubaldini Degli Alberti, fu costretto a ipotecare i terreni intorno alla villa di Colombaia. Si legge infatti nell’atto del 9 aprile 1887 rogato dal notaio Anton Francesco Giuseppe Paoli: “Avanti di me Dottor Anton Francesco del fu Giuseppe Paoli Notaro Regio residente in Firenze con studio in via Calzaiuoli numero 8 piano secondo, iscritto presso il Collegio Notarile della Provincia di Firenze, ed alla continua e contestuale presenza de [….] L’Ill.mo Sig. Cav. Antonio del fu Giovan Battista Fossi, possidente nato e domiciliato in Firenze. La Nobil Donna Sig. Contessa Giuseppina del fu Ezechiele de Rojas, attual consorte del Nobil Uomo Sig. Conte Guglielmo del fu Conte Mario Mori Ubaldini Degli Alberti, possidente nata a Colombia (America) domiciliata a Torino, assistita dal detto di lei marito [….]. Che occorrendo al Sig. Antonio Fossi la somma di lire Duecentomila, ne fece richiesta alla Sig. Contessa Giuseppina Degli Alberti, la quale avendo assunto disponibile quella somma, aderì alla fattale domanda, conservando di darla a mutuo con ipoteca al Sig. richiedente [….]. Immobili coi quali il Sig. Antonio Fossi intende di garantire il capitale imprestatogli [….]. Quattro poderi denominati Colombaja di Sotto, Colombaja di Mezzo, Torre a Colombaja, San Donato a Scopeto, posti in Comunità di Firenze, rappresentati al Catasto della Comunità di Firenze in sezione R, già sezione A del Galluzzo dalle particelle di numero 31, 32, 33, 40, 41, ed in sezione S, già sezione C di Legnaja dalle particelle di numero 13, 1, 3, 2, 10, 12, 14, 16, 19, 17, 18, 242, 243, e a cui confinano via delle Campora, via di Marignolle e via di Colombaja e Guicciardini [….]”. Giovan Battista Fossi non riuscì a saldare il debito entro i tempi stabiliti, i terreni furono così divisi in lotti, secondo la perizia del perito agrimensore Igino Materassi datata 24 ottobre 1900, e poi venduti all’asta il 18 aprile 1906, in seguito alle sentenze del tribunale di Firenze del 5 e del 9 di settembre 1905: “I° Lotto: prezzo di tre poderi denominati Torre a Colombaia, San Donato a Scopeto, Le Casine, con case coloniche annessi e terre del giardiniere, posti nel Comune di Firenze e rappresentati al Catasto di detto Comune in Sezione S già Sezione C del soppresso Comune di Legnaia dalle particelle di n. 11, 13, 1, 2, 14, 10, 18, 17, 16, 19 aggiudicati tutti ai Signori Manetto e Rodolfo fu Gaspero fratelli Manetti, a parti eguali fra loro, con sentenza del Tribunale Civile e Penale di Firenze del dì 18 aprile 1906 [….] £. 66.100” e “II° Lotto: prezzo dei due poderi denominati Colombaia di Sopra e Colombaia di Mezzo, con case coloniche ed annessi, situati nel Comune di Firenze e rappresentati al Catasto di detto Comune in Sezione R, già A del Galluzzo, dalle particelle di n. 31, 32, 33, 40, 41, 42, 44, 43 aggiudicati tutti al Dottore Angelo fu Francesco Consolandi con sentenza del Tribunale Civile e Penale di Firenze del dì 18 aprile 1906 [….] £. 31.717”.
In seguito a dei discordi tra i fratelli Manetti e il marchese Fossi in data 31 agosto 1908 l’ingegner Decio Bocci eseguì un’altra perizia nella quale è descritta anche la villa: “Questi poderi [quelli acquistati dai Manetti] a breve distanza dalla Porta Romana con altri [….] un tempo, costituivano una bella fattoria suburbana dell’avita famiglia Strozzi, ed un fabbricato degno della famiglia e dalla vicina Firenze domina queste diverse e contigue unità agrarie, con le quali ora, non ha più nessun rapporto. Il fabbricato a pianta rettangolare ha due facciate di eguale entità secondo i lati maggiori e perciò due facciate egualmente principali respetto le altre due: una di esse è sulla via delle Campora dove il portone, decorato con lo stemma della storica famiglia Fiorentina, ha il numero civico sei; nell’altra, che più domina i poderi, gli attuali proprietari, marchesi Fossi, fecero innalzare il proprio stemma gentilizio sopra l’ingresso ed in corrispondenza di questo aprirono un viale erboso, lungo circa metri 172 che, in linea retta, raggiunge la via di Marignolle, con la quale comunica mediante un’apertura, munita di pilastri e cancello, praticata nel muro di cinta in prossimità della casa colonica detta di San Donato in Scopeto, in modo che questa casa sembra la portineria della villa. Questo fabbricato Strozzi, ora Fossi, importante come abitazione signorile, importante per i sotterranei destinati al servizio della famiglia padronale, importante per le tinaie, per le cantine, per le orciaie che avevano ragione e vita dai contigui poderi, così spogliata delle circostanti terre si presenta come il peduncolo di una infiorescenza dal quale in malo modo siano state strappate le foglie; ma anche queste specialmente le più delicate e prossime al peduncolo [….]”.
Sempre per saldare altri debiti, i figli di Antonio Fossi, Giovan Battista e Federigo, furono costretti a vendere anche la villa che fu acquistata da don Rodolfo e Manetto Manetti. Si legge nell’atto del notaio Antonio Brandini del 12 giugno 1913: “Avanti di me Dottor Antonio fu Alessandro Brandini [….] Giovan Battista e Federigo del Marchese Antonio Fossi [vendono a] don Rodolfo e Manetto fu Gaspero Manetti [….] Una villa posta in Comune di Firenze in via delle Campora n. 6, popolo di Sant’Ilario a Colombaja con resede, scuderie, giardino, terreno e annessi tale e quanta è oggi da esso venditore posseduta, confinata da via delle Campora fratelli Manetti via di Marignolle salvo se altri rappresentata al Catasto del Comune di Firenze in sezione S particelle 7 per la villa, 4 per la scuderia, 8 per lo stanzone [….] per i terreni dalle particelle 9, 5, 6 [….] e dalle particelle 251, 252, 253, 254. Qual vendita e respettiva compra è stata fatta e respettivamente accettata con tutte le attinenze e pertinenze dei beni venduti, annessi e connessi, usi e servitù, colla clausola del cancello chiuso quanto al giardino e al terreno, ma quanto alla villa e alla scuderia con esclusione espressa della mobilia nella medesima contenuta il tutto per il prezzo concordato fra le parti di lire cinquantamila [….]”.
Dopo novantanove anni la proprietà della villa passava dal casato dei Fossi alla famiglia Manetti.
La famiglia Manetti rimase proprietaria della villa per meno di trent’anni; il complesso di via delle Campora fu poi venduto dal canonico don Rodolfo Manetti, Maria Manetti nei Dufour Berte e Filomena Landucci vedova Manetti, in data il 13 giugno 1940 e acquistato da Alfredo di Daniele Ciulli.
Ancora adesso, a distanza di settanta anni, la villa appartiene nella sua interezza agli eredi di Alfredo Ciulli.
43.757473
11.234434