Ok, ripartiamo

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Di tempo ne è passato….
tutto pare remare, contro; sempre.
Ma non ci siano arresi.
Alcuni hanno disertato, altri ci hanno boicottato, il fato è – per tutti – quel che è.
Transeat
Faremo quel che protremo e come potremo; senza paura
perché quando vedi uscire la storia da dentro i muri niente ti pare impossibile!

il passato ricompare dall'oblio


Gli affioramementi dal profondo......

2010 in review – Grazie WordPress

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Crunchy numbers

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Attractions in 2010

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ancora storia: il secolo XVI° February 2010
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Villa Fossi già Strozzi-Machiavelli February 2010

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Gli uomini che fecero l’impresa (o meglio che ci stanno provando) February 2010
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Finalmente si comincia…… February 2010
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Dove siamo February 2010

La decadenza di Villa Fossi nel XX secolo

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Alla fine dell’Ottocento, Antonio di Giovan Battista Fossi, per ottenere un prestito di duecento mila lire dalla signora Giuseppina de Rojas moglie di Guido Mori Ubaldini Degli Alberti, fu costretto a ipotecare i terreni intorno alla villa di Colombaia. Si legge infatti nell’atto del 9 aprile 1887 rogato dal notaio Anton Francesco Giuseppe Paoli: “Avanti di me Dottor Anton Francesco del fu Giuseppe Paoli Notaro Regio residente in Firenze con studio in via Calzaiuoli numero 8 piano secondo, iscritto presso il Collegio Notarile della Provincia di Firenze, ed alla continua e contestuale presenza de [….] L’Ill.mo Sig. Cav. Antonio del fu Giovan Battista Fossi, possidente nato e domiciliato in Firenze. La Nobil Donna Sig. Contessa Giuseppina del fu Ezechiele de Rojas, attual consorte del Nobil Uomo Sig. Conte Guglielmo del fu Conte Mario Mori Ubaldini Degli Alberti, possidente nata a Colombia (America) domiciliata a Torino, assistita dal detto di lei marito [….]. Che occorrendo al Sig. Antonio Fossi la somma di lire Duecentomila, ne fece richiesta alla Sig. Contessa Giuseppina Degli Alberti, la quale avendo assunto disponibile quella somma, aderì alla fattale domanda, conservando di darla a mutuo con ipoteca al Sig. richiedente [….]. Immobili coi quali il Sig. Antonio Fossi intende di garantire il capitale imprestatogli [….]. Quattro poderi denominati Colombaja di Sotto, Colombaja di Mezzo, Torre a Colombaja, San Donato a Scopeto, posti in Comunità di Firenze, rappresentati al Catasto della Comunità di Firenze in sezione R, già sezione A del Galluzzo dalle particelle di numero 31, 32, 33, 40, 41, ed in sezione S, già sezione C di Legnaja dalle particelle di numero 13, 1, 3, 2, 10, 12, 14, 16, 19, 17, 18, 242, 243, e a cui confinano via delle Campora, via di Marignolle e via di Colombaja e Guicciardini [….]”. Giovan Battista Fossi non riuscì a saldare il debito entro i tempi stabiliti, i terreni furono così divisi in lotti, secondo la perizia del perito agrimensore Igino Materassi datata 24 ottobre 1900, e poi venduti all’asta il 18 aprile 1906, in seguito alle sentenze del tribunale di Firenze del 5 e del 9 di settembre 1905: “I° Lotto: prezzo di tre poderi denominati Torre a Colombaia, San Donato a Scopeto, Le Casine, con case coloniche annessi e terre del giardiniere, posti nel Comune di Firenze e rappresentati al Catasto di detto Comune in Sezione S già Sezione C del soppresso Comune di Legnaia dalle particelle di n. 11, 13, 1, 2, 14, 10, 18, 17, 16, 19 aggiudicati tutti ai Signori Manetto e Rodolfo fu Gaspero fratelli Manetti, a parti eguali fra loro, con sentenza del Tribunale Civile e Penale di Firenze del dì 18 aprile 1906 [….] £. 66.100” e “II° Lotto: prezzo dei due poderi denominati Colombaia di Sopra e Colombaia di Mezzo, con case coloniche ed annessi, situati nel Comune di Firenze e rappresentati al Catasto di detto Comune in Sezione R, già A del Galluzzo, dalle particelle di n. 31, 32, 33, 40, 41, 42, 44, 43 aggiudicati tutti al Dottore Angelo fu Francesco Consolandi con sentenza del Tribunale Civile e Penale di Firenze del dì 18 aprile 1906 [….] £. 31.717”.
In seguito a dei discordi tra i fratelli Manetti e il marchese Fossi in data 31 agosto 1908 l’ingegner Decio Bocci eseguì un’altra perizia nella quale è descritta anche la villa: “Questi poderi [quelli acquistati dai Manetti] a breve distanza dalla Porta Romana con altri [….] un tempo, costituivano una bella fattoria suburbana dell’avita famiglia Strozzi, ed un fabbricato degno della famiglia e dalla vicina Firenze domina queste diverse e contigue unità agrarie, con le quali ora, non ha più nessun rapporto. Il fabbricato a pianta rettangolare ha due facciate di eguale entità secondo i lati maggiori e perciò due facciate egualmente principali respetto le altre due: una di esse è sulla via delle Campora dove il portone, decorato con lo stemma della storica famiglia Fiorentina, ha il numero civico sei; nell’altra, che più domina i poderi, gli attuali proprietari, marchesi Fossi, fecero innalzare il proprio stemma gentilizio sopra l’ingresso ed in corrispondenza di questo aprirono un viale erboso, lungo circa metri 172 che, in linea retta, raggiunge la via di Marignolle, con la quale comunica mediante un’apertura, munita di pilastri e cancello, praticata nel muro di cinta in prossimità della casa colonica detta di San Donato in Scopeto, in modo che questa casa sembra la portineria della villa. Questo fabbricato Strozzi, ora Fossi, importante come abitazione signorile, importante per i sotterranei destinati al servizio della famiglia padronale, importante per le tinaie, per le cantine, per le orciaie che avevano ragione e vita dai contigui poderi, così spogliata delle circostanti terre si presenta come il peduncolo di una infiorescenza dal quale in malo modo siano state strappate le foglie; ma anche queste specialmente le più delicate e prossime al peduncolo [….]”.
Sempre per saldare altri debiti, i figli di Antonio Fossi, Giovan Battista e Federigo, furono costretti a vendere anche la villa che fu acquistata da don Rodolfo e Manetto Manetti. Si legge nell’atto del notaio Antonio Brandini del 12 giugno 1913: “Avanti di me Dottor Antonio fu Alessandro Brandini [….] Giovan Battista e Federigo del Marchese Antonio Fossi [vendono a] don Rodolfo e Manetto fu Gaspero Manetti [….] Una villa posta in Comune di Firenze in via delle Campora n. 6, popolo di Sant’Ilario a Colombaja con resede, scuderie, giardino, terreno e annessi tale e quanta è oggi da esso venditore posseduta, confinata da via delle Campora fratelli Manetti via di Marignolle salvo se altri rappresentata al Catasto del Comune di Firenze in sezione S particelle 7 per la villa, 4 per la scuderia, 8 per lo stanzone [….] per i terreni dalle particelle 9, 5, 6 [….] e dalle particelle 251, 252, 253, 254. Qual vendita e respettiva compra è stata fatta e respettivamente accettata con tutte le attinenze e pertinenze dei beni venduti, annessi e connessi, usi e servitù, colla clausola del cancello chiuso quanto al giardino e al terreno, ma quanto alla villa e alla scuderia con esclusione espressa della mobilia nella medesima contenuta il tutto per il prezzo concordato fra le parti di lire cinquantamila [….]”.

Dopo novantanove anni la proprietà della villa passava dal casato dei Fossi alla famiglia Manetti.

La famiglia Manetti rimase proprietaria della villa per meno di trent’anni; il complesso di via delle Campora fu poi venduto dal canonico don Rodolfo Manetti, Maria Manetti nei Dufour Berte e Filomena Landucci vedova Manetti, in data il 13 giugno 1940 e acquistato da Alfredo di Daniele Ciulli.

Ancora adesso, a distanza di settanta anni, la villa appartiene nella sua interezza agli eredi di Alfredo Ciulli.

L’800: il secolo dei Fossi a Villa Fossi

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Il vasto complesso di Colombaia rimase di proprietà della famiglia Strozzi fino al 1814 anno in cui Ferdinando, Emilio, Filippo e Zanobi lo vendettero per 10.500 fiorini fiorentini ad Antonio di Jacopo Fossi.

Sia nell’atto di compravendita del 22 novembre 1814 eseguito dal notaio Michele Fabbrichesi, che nel Catasto Lorenese dello stesso anno, i beni di Colombaia vengono descritti come: “Una villa corrispondente sulla via che va alle Campora composta di pian terreno a cui vi è annesso il pomajo, giardino, stanzone per gl’agrumi, portico con trogoli, contiguo a detto stanzone per gli agrumi vi è altra fabbrichetta con stalla, di piano superiore, e di sotterranei in volta reale. Un podere denominato la Torre con casa da lavoratore, e sue appartenenze di presente lavorato da Vincenzo Pecori, e sua famiglia, della superficiale estensione di stiora 146, panora 2 e pugnora 6 o quanto sia a corpo, e non a misura composte di terre lavorative, vitate, olivate, fruttate ed in parte gelsate, e cannetate, sopra delle quali risiedono la predetta casa, e casa colonica, al quale confina a primo via delle Campora, secondo per tre lati e direzioni il patrimonio della Corona con beni provenienti dalla soppressa Badia, terzo il signor Diacinto Tosi, quarto l’appresso descritto podere della Casa Nuova, o Scopeto, salvo se altri, ed in quella precisa estensione che si lavora da detto Vincenzo Pecori”.

Nel 1834, anno d’impianto del Catasto Generale Toscano, la villa, riportata col numero di particella 7, risulta di proprietà di Federigo e di Giovan Battista di Antonio Fossi.

Nel XIX secolo i Fossi erano una delle più ragguardevoli famiglie fiorentine, avevano creato il loro ingente patrimonio con il commercio e la lavorazione della seta. Il marchese Federigo Fossi, unico proprietario della villa di Colombaia dal 1835, aveva anche acquistato dalla famiglia Lecchini l’antico palazzo Alberti, poi Mellini di via de Benci, del quale di recente è stata restaurata la facciata con affreschi del pittore Giovanni Staff raffiguranti le Grazie, le Parche, episodi mitologici ed altri tratti dalla storia delle Danaidi.

Anche nella villa di via delle Campora i Fossi eseguirono diversi lavori, ma soprattutto fecero decorare molti vani del piano terra con finti tendaggi e piume variopinte, incorniciati da elementi tipici dell’epoca napoleonica, come foglie, corone, bastoni, greche, strumenti musicali o soggetti ripresi dal mondo egizio e turco, tutti raffigurati a monocromo.
Sempre i Fossi trasformarono la zona della villa compresa tra il portone sormontato dallo stemma Strozzi Machiavelli e il grande salone, base dell’antica torre. In questa zona realizzarono la scala a pozzo affiancata da due colonne, sul cui soffitto vennero poi dipinte delle figure allegoriche femminili. La volta a botte fu decorata con finti cassettoni e nella lunetta sopra il portone che corrisponde nel salone, fu raffigurato a monocromo lo stemma della famiglia Fossi: “d’oro all’aquila di nero sulla fascia abbassata in divisa d’argento, al cantone franco dello stesso caricato di una porta di rosso aperta del campo, alla campagna di rosso caricata della pannocchia granita e gambuta di verde, posta in fascia”.

Un altro stemma della loro famiglia i Fossi lo affissero sulla facciata che guarda il giardino, sopra il portone attraverso il quale si accede al salone. Nel libro di Luigi Zangheri Ville della provincia di Firenze, è pubblicata una fotografia riproducente la facciata del giardino col portone sovrastato dallo stemma Fossi, oggi perduto.

I tabernacoli II

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Ancora nelle più immediate vicinanze troviamo l’importante edicola posta in diretta vista dalla casa, a poche decine di metri ed a vista diretta lungo la via delle Campora

Lungo la stessa via, alcune centinaia di metri oltre in corrispondenza della biforcazione con via Bernardino Poccetti, troviamo il piccolo e pregevole tabernacolo con mostre in Pietraforte rappresentato nella figura che segue

Poco lontano, dove via Ugo Foscolo si unisce a via di Santa Maria a Marignolle, sorge questo imponente tabernacolo, prossimo al concetto di cappella

Machiavelli Strozzi

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L’idea di far rivivere due casate di tale lignaggio è straordinario: gli eredi di Niccolò Machiavelli! Vediamo cosa ci riserva il futuro: oggi è una data importante! Rimanete sintonizzati……

Gli Strozzi e i Machiavelli di Villa Fossi

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Antica famiglia di ricchi mercanti, gli Strozzi sono stati per secoli una delle casate fiorentine più importanti. A testimonianza della loro potenza ancora oggi rimane il maestoso palazzo, sulla piazza che porta il loro nome, costruito nel 1489 per volontà di Filippo Strozzi su disegno del celebre architetto Benedetto da Maiano. Dal committente di palazzo Strozzi discende Lorenzo che aveva sposato Maria Simona Machiavelli trisnipote dello scrittore Nicolò.

lo stemma che campeggia sulla facciata prospicente via delle Campora


Anche Lorenzo e Maria apportarono alcune modifiche alla villa di Colombaia: la ampliarono nella parte verso via delle Campora, la dotarono di una nuova facciata e sopra il portone principale d’ingresso apposero lo stemma bipartito delle due famiglie: “d’oro alla fascia di rosso caricata di tre strozze d’argento” quello Strozzi, e “d’argento alla gran croce accantonata da quattro chiodi dello stesso” quello Machiavelli.

lo stemma dei casati uniti


Intorno alla metà del Settecento Filippo Strozzi costruì un’altra casetta nei pressi della villa, che poi affittò a Domenico Cianchi, lavoratore in Boboli. Si legge nella Decima Granducale 2926 del 1751: “Una casa di due stanze a terreno, e due sopra posta nel popolo di Sant’Ilario a Colombaja, in via maestra che va a Marignolle, qual casa è delle appartenenze delle case descritte assieme con due poderi, con casa da signore, giardino murato, rimessa, e altre loro appartenenze, e con due case da lavoratore nel popolo di San Lari a Colombaja, e parte di San Donato a Scopeto, e decimata in questo F. 7. 1. 3, la qual casa dicesi fatta di nuovo et unita alla suddetta casa. Appigionorno li suddetti duca don Filippo etc. Strozzi, e per essi Leon Girolamo Bellini loro ministro, e procuratore fino sotto dì I° di novembre 1747 a Domenico Cianchi lavoratore in Boboli”.

Lo stemma della Casata Strozzi

Il milleseicento

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Il complesso di via delle Campora fu venduto solo nel 1641 e acquistato da Maria Machiavelli, moglie di Lorenzo Strozzi. In occasione della vendita, della proprietà fu anche fatta una nuova descrizione: “Una villa detta di Colombaia nel popolo di Sant’Ilario podesteria del Galluzzo cioè due poderi con due case da contadino, e casa da padrone, giardino murato, e rimessa confina a primo via maestra che va alle Campora, secondo via che va a Marignolle, terzo fossatello, quarto monaci delle Campora” (Decima Granducale 2786). Maria Machiavelli non acquistò la villa direttamente dalla famiglia dei Carnesecchi, bensì all’incanto, ovvero all’asta, forse in seguito ad un fallimento di Antonio Carnesecchi, si legge infatti nell’atto del notaio Lorenzo Bindi: “Gli infrascritti Signori Nove dettero, venderno, concessero e trasferirno nella detta e nella predetta signora Maria Machiavelli moglie di detto senatore Lorenzo Strozzi [….] Villa di Colombaia descritta nella relazione delle stime, et in detta tavoletta dell’incanto”.

Nel 1659 Lorenzo Strozzi scambiò con l’Ospedale di Santa Maria Nuova, alcuni suoi beni a Brozzi, con un altro podere sempre ubicato nei popoli di Sant’Ilario a Colombaia e di San Donato a Scopeto: “Un podere con casa per uso di lavoratore, e sue appartenenze, e con staiora 55, e panora 11 a corda di terra lavorativa, vitata, ulivata, e fruttata tutti insieme posti in detti popoli al quale confina a primo, secondo verso ponente, e tramontana via, terzo verso levante il cav. Filippo Vincenzo Strozzi, quarto verso mezzogiorno Francesco Corsi [….] Pervenuto detto podere in detto sen. Lorenzo Strozzi per baratto e permuta fatta con lo Spedale di Santa Maria Nuova di Firenze al quale in ricompensa ha dato alcuni beni posti a Brozzi, e F. 500 come per contratto rogato m. Ambrogio Ambrogi a dì 16 ottobre 1659” (Decima Granducale 2084). Infatti in un documento seicentesco (Carte Strozziane, Serie I, Filza XVI, Inserto G), si legge che alla villa erano annessi tre poderi: “La Villa di Colombaia con tre poderi murato in torno in torno con casa da padroni et orto bello et cappella et una buonissima ragnaia in su le porte di Firenze”. Sempre nello stesso documento del complesso viene fatta anche un’altra descrizione: “La possessione de SS. Machiavelli posta a San Lari a Colombaia distinta in tre poderi con casa da signore primo. L’abitazione è casa da padrone è buona e commoda havendo sei camere su la sala in volta sotto con una buona tinaia, et altra volta sotto alla prima volta, et al piano di sopra vi sono molte stanze per la gente et altri bisogni, vi è un bell’orto murato che può esser stiora dua et un prato dreto alla casa di più d’uno stioro, vi è ancora una cappellina ove si dice messa, e vi è un pezzo di ragnaia con due tese”. La villa dunque si sviluppava su due piani fuori terra, oltre ad un piano interrato con le tinaie; vi erano annessi la cappella, l’orto delimitato da un muro, il prato situato dietro la costruzione e la ragnaia, ovvero un gruppo di alberi tra i quali venivano fissate le reti per catturare gli uccelli. Sostanzialmente aveva la struttura dell’attuale edificio
Stemma della famiglia MachiavelliStemma della famiglia Strozzi

Neve a Firenze

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Ora che la primavera trionfa e ormai le rondini anticipano l’estate, vi propongo un ricordo della grande nevicata dell’inverno appena trascorso. Le foto sono riprese dall’alto della torre e rappresentano la città e la campagna imbiancate dalla neve.

Si riconoscono facilmente i tanti grandi monumenti che circondano Villa Fossi.

Panorama niente male………

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